NAPOLI TRAMONTO

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NAPOLI TRAMONTO

 

Raimondo de Sangro

Principe di San Severo

 

CRISTO VELATO

Quando venite a Napoli, domanderete cosa c'è da visitare nel Centro Storico,

ma se non siete semplici turisti andrete in un solo posto.

Infatti, voi siete Esoteristi ed andrete in un vicolo nei pressi di Piazza S.Domenico Maggiore a visitare la Cappella Sansevero, detta Cappella di Santa Maria della Pietà o Pietatella, costruita dal Principe Raimondo de Sangro(1710-1771) tra il 1749 ed il 1770,  e la prima cosa che vi metterete a vedere sarà il Cristo Velato, opera di Giuseppe Sanmartino(1720-1793).

Raimondo de Sangro

La Cappella Sansevero

 

 

 

 

 

Raimondo de Sangro

RAIMONDO DE SANGRO

Raimondo de Sangro, Principe di San Severo, Duca di Torremaggiore(1710-1771).

 

Raimondo de Sangro, Principe di San Severo, Duca di Torremaggiore,  nacque nel 1710 da una delle più antiche e nobili famiglie del Regno di Napoli, fu uno dei personaggi più complessi, discussi e controversi della storia napoletana del XVIII secolo. Alto dignitario alla corte di Carlo di Borbone, studioso di vastissima cultura, il Principe si volge all'alchimia e alla chimica, alla fisica, alla medicina, alla filosofia. Cerca gli onori accademici, ma non svela i segreti delle proprie scoperte, seminando egli stesso il dubbio sulle proprie effettive capacità. Realizza invenzioni che gli creano attorno un'inquietante leggenda, perché, al pari degli antichi alchimisti, costruisce marmi colorati, gemme artificiali, stoffe inconsuete. Aderisce alla prima loggia Massonica aperta a Napoli e ne diviene ben presto Gran Maestro. Morto, forse di cancro, per le sostanze tossiche inalate nelle esperienze chimiche, affida il proprio messaggio esoterico alle sculture della Cappella Sansevero, mausoleo di famiglia da lui trasformato in tempio iniziatico, popolato di statue simboliche, che alludono a principi alchimisti, ermetici e massonici. Si tratta di un monumento di Napoli tra i più visitati e famosi, a memoria della più sconcertante figura del Settecento Napoletano. Intorno alla sua figura ruotano molti miti e leggende, che evocano misteri e segreti impregnanti la sua attività di scienziato, chimico, alchimista, militare e mecenate, noto soprattutto per le sue invenzioni, quali le macchine belliche e le macabre macchine anatomiche, ben più che per le sue eccezionali doti umane e sociali, per lo più ignorate dai biografi superficiali, che se ne sono interessati.

DISEGNI

Esoterista, Alchimista, Occultista,

Raimondo de Sangro fu una delle figure più enigmatiche del '700 Napoletano.

 

 Rampollo di una illustre casata di antica discendenza carolingia, legata alla casa di Borgogna (di cui condivideva il blasone nobiliare), titolare nel regno di Napoli di oltre 600 feudi, fu avviato alla carriera militare, ove raggiunse presto il grado di maresciallo del Regio Esercito napoletano. Ancor giovane ufficiale, scrisse un’Enciclopedia universale sull’arte della guerra ed un approfondito Trattato sui sistemi di fortificazione, arrivando a realizzare alcune apprezzate invenzioni, come la Carrozza anfibia. Nel 1735 venne iniziato alla Massoneria presso la Loggia La perfetta Unione, cui aderì con entusiasmo, incurante della recente scomunica papale. L’eccezionale carisma di cui era dotato lo portò presto ad assumervi la carica di Maestro Venerabile, attivandosi per l’adozione degli alti gradi templari detti "di Vendetta", nell’ambito del Rito Scozzese Antico ed Accettato. Dopo l’elevazione alla carica di Gran Maestro, dava poi alle Logge Napoletane una prima completa stesura della Costituzione Massonica, sfruttando una sua attivissima tipografia. Per natura era spoglio di ogni falsa deferenza nei confronti dei potenti, sia verso il suo Re Carlo III sia al cospetto di papa Clemente XII e dei suoi biechi servi napoletani (il card. Spinelli ed il mons. Francesco Maria Pepe). Eccezionale (ed incompreso) protettore dei fratelli massoni, non esitò ad adottare ogni misura valida a consentire il prosieguo delle attività delle Logge, a dispetto degli innumerevoli tentativi persecutori attuati direttamente ed indirettamente dalla Chiesa. Attraverso la sua tipografia, creò ripetute occasioni per scagliarsi contro certi atteggiamenti della corte pontificia: con i "quipu" incaici aveva prodotto un’opera apologetica sulla scrittura con le cordicelle policrome annodate, un sistema di scrittura sofisticato che Raimondo (noto come o’ Principe) aveva tradotto anche in chiave alchemica, ma che la miopia della Chiesa aveva definito "merce del demonio", rendendosi artefice della totale distruzione di immensi patrimoni culturali compresi in intere ricche biblioteche.  Con la pubblicazione dell’opera già all’indice "Il Conte di Gabalis, ovvero ragionamento sulle scienze segrete", diffondeva le antiche tesi rosacrociane;  grande scalpore suscitava però un suo trattato, diffuso nel 1746, dal titolo "Relazione della Compagnia dé Liberi Muratori", edito quale opera di divulgazione della Massoneria, di richiamo ai suoi principi universali, non asserviti ad alcun potere spirituale o temporale, in aspra polemica con il feroce dogmatismo della Santa Romana Chiesa. Raimondo auspicava la divulgazione di una Massoneria universale, cosmopolita e fortemente esoterica, il che scontentava sia i massoni intrallazzati con il potere politico e religioso, sia il sovrano turbato dalle voci di cospirazione fomentate all’interno delle Logge, sia il papa per la presenza tra i massoni di alti prelati come il vescovo di Avellino, Benedetto Latilla, Grande Oratore dello stesso Gran Maestro. Il 17 giugno del 1751, nel turbamento creatosi per il mancato miracolo della liquefazione del sangue di San Gennaro, Raimondo viene convocato dal re Carlo III, pressato dal papa Benedetto XV, che pretende ed ottiene rassicurazioni sui pacifici intendimenti della Massoneria, e lo convince a tranquillizzare anche la Curia Romana attraverso una lunga e dotta epistola, redatta in forbito latino ed il italiano volgare. Essa si rivelò un atto di grande umiltà e di profondo rispetto, mai di sudditanza nei confronti della Chiesa, un’esaltazione dei valori etico morali della Libera Muratoria di ispirazione templare, respingendo e disconoscendo certe derivazioni controllate da avventurieri e sobillatori. Quando Raimondo fu costretto a consegnare al re un elenco di affiliati, con personaggi ambigui, ininfluenti e, comunque, ben poco massoni (che, comunque, uscirono assolutamente indenni dalle intricate maglie di ben quattro diverse commissioni d’inchiesta, istituite per i nobili, per i militari, per i religiosi e per i membri della borghesia, grazie all’amicizia tra Raimondo ed il re), molte frange massoniche accusarono aspramente Raimondo di alto tradimento. Il Principe Raimondo fu bersagliato da più parti dalle accuse più infamanti, come stregoneria e necromanzia (le macchine anatomiche), che non si lasciò distogliere dal suo intento di dedicarsi per intero all’Arte Reale, realizzando il "Lume Eterno".  

 

MACCHINETTA ANATOMICA: DONNA INCINTA

Macchina Anatomica: la donna incinta.

Realizzata dal medico palermitano Giuseppe Salerno, che si servì di liquidi e di sostanze scoperte dallo stesso Principe don Raimondo.

Le macchinette anatomiche sono due: un uomo ed una donna incinta.

L'immagine qui proposta è quella della donna. La leggenda dice che si trattasse di una coppia, che chiese ospitalità e che finì per fare da cavia di laboratorio.

Ai due giovani, dopo essere stati avvelenati, nel loro sistema circolatorio fu iniettato un liquido misterioso, simile per struttura ai moderni polimeri.

Il risultato finale è stato che le parti molli dei due cadaveri si sono decomposte, eccetto il sistema cardio-circolatorio. L'effetto è come da foto.

 

Negli ultimi anni di vita Raimondo fondò una Loggia degli Eletti, dalle caratteristiche esclusive, non per casta o censo, ma per le doti richieste a chi voleva farne parte. Si trattava di qualità umane e culturali richieste dal livello dei Lavori svolti nel suo Tempio, incentrati sull’ermetismo, sulla cabala, sull’alchimia e sulle conoscenze templari, aspetti esoterici che, criptati e simboleggiati, avrebbe riversato a piene mani nelle grandiose opere d’arte del suo Tempio della Pietà, o Pietatella.

 

ROSACROCE

Raimondo de Sangro era un Rosacroce.

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La Cappella Sansevero

CAPPELLA SANSEVERO

La Pietatella, meglio conosciuta come Cappella Sansevero.

Iniziata dal Duca Giovan Francesco Paolo de Sangro nel 1590, che trasformò in luogo santo una parte del giardino del proprio palazzo, nei pressi di piazza S. Domenico Maggiore, a seguito di un paio di eventi miracolosi, tra cui l'apparizione nel giardino del Volto della Madonna, fu completata da Raimondo de Sangro tra il 1749 ed il 1770.

Parteciparono alla sua realizzazione molti artisti, tra cui Francesco Maria Russo, Giuseppe Sanmartino, Francesco Celebrano, Antonio Corradini, Francesco Queirolo, Giorgio Marmorano.

Le opere scultoree con significato esoterico, esclusi i monumenti funebri, sono disposte secondo il seguente schema:

PIANTINA CAPPELLA SANSEVERO

Il Cristo Velato doveva essere collocato nella Cavea Sotterranea( n°11) secondo il progetto originale del Principe Sansevero. La velatura di quest'opera porta con se una storia leggendaria, perché da più parti si fa notare che il marmo non consentirebbe un panneggio sì fatto e si ipotizza che il Principe abbia usato sulle opere velate( Cristo e Pudicizia) una sostanza artificiale per rendere la velatura.

Sul significato occulto delle opere presenti in questo monumento, esso si richiama ai simboli alchemico-massonici, ma sono presenti anche richiami a conoscenze della setta segreta dei Rosacroce.

 

 

 

SOFFITTO CAPPELLA SANSEVERO

Soffitto della Cappella Sansevero,

fu affrescato da Francesco Maria Russo,

stilisticamente seguace del Solimena.

 

IL DISINGANNO

Il Disinganno, 

opera di Francesco Queirolo(1704-1762).

 

LA PUDICIZIA VELATA

La Pudicizia Velata,

opera di Antonio Corradini(1668-1752).

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