Scienza delle Acchiappanze

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LA TIMIDEZZA E L'INSICUREZZA

 

 

Introduzione

 

Cosa sono

 

Da cosa nascono e come sconfiggerle

 

 

Conclusioni

 

Articolo comparso su Il Mattino di Napoli del 14 agosto 2001:

Timidezza. Armi fatali. L'imbranato cucca.

 

La timidezza non è sempre un male

 

Bibliografia

 

 

 

Introduzione.

Due mostri assaliscono la vita dell'utente medio del sito delle acchiappanze: la timidezza e l'insicurezza. Cosa siano lo scopriremo tra poco, ma per combatterle ci vuole una guerra senza quartiere. Senza la loro debellatio è difficile parlare di acchiappanze, perché esse depotenziano il seduttore, che a pieno regime deve essere in grado di sfruttare tutte le occasioni per attuare la sua arte. Esse agiscono in due modi: inibiscono l'iniziativa a conoscere persone nuove e reprimono i contatti con le persone che già si conoscono e che potrebbero starci. Tipico è il caso del ragazzo che, per forte timidezza, fugge una che è lei che corteggia lui,  ma i due fenomeni, che sono uniti tra di loro a doppio filo, hanno infinite sfumature. Importante è riconoscere di essere timidi ed insicuri per eliminare il problema.

Non nascondiamoci dietro un falso orgoglio, dietro le apparenze: non si può negare un simile problema pure a se stessi, perché ne vale la propria felicità. Infatti, il 40% della popolazione è affetta da problemi di timidezza.

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Cosa sono.

Timidezza ed insicurezza sono insieme un unico problema relazionale complesso, che produce non pochi inconvenienti a chi ne soffre. Pur non essendo la stessa cosa, esse compaiono quasi sempre insieme nello stesso soggetto, anche perché chi è timido è anche insicuro e chi è insicuro è anche timido.

Diciamo che la timidezza è figlia dell'insicurezza. Spesso, può succedere che si nasconda la propria timidezza esibendo un'estroversione, che, in realtà, non fa parte della propria indole, ma essa c'è come la nostra insicurezza.

Se devo definire i due fenomeni, che, come detto, sono due facce della stessa medaglia, possiamo dire che la timidezza è quello stato d'animo di chi nel rapportarsi con gli altri ha paura di essere giudicato, criticato, di fare figuracce da niente, di mettersi in cattiva luce e che, per evitare che ciò accada, inibisce la sua azione più di quanto non sia dettato dalla necessità del caso. La necessità del caso nasce da rapporti gerarchici, presunti, tipo quello del ragazzo che aggancia e della ragazza che è agganciata, o tali, tipo rapporto tra datore di lavoro e dipendente, professore e studente, e vuole che si agisca con prudenza con chi ha il coltello dal lato del manico. Il timido è uno che esagera in tale prudenza fino ad inibire del tutto la sua azione, anche la dove ci fossero ampi spazi di manovra per interagire con il suo interlocutore. In effetti, il suo comportamento è un non esporsi, un eccesso di autoprotezione, che nasce, spesso, dal non conoscere perfettamente come la pensa l'altra persona e dal temere, aprendosi ulteriormente, di finire per toccare tasti dolenti, che possono alienare le simpatie dell'altra persona. Ritornando al tema delle acchiappanze, il timido è uno che non aggancia proprio per tale motivo. Fermare una sconosciuta significa trovarsi di fronte a qualcosa che non si può definire, un rebus, qualcosa che può trasformarsi in un pericolo. Quale pericolo? Una figuraccia da niente, ricevere una borsettata in faccia, ecc.........

Il timido è colui che si trova impacciato nelle situazioni nuove, quello che non alza il dito al ristorante per chiedere il conto, perché non vuole disturbare il cameriere, ecc.......

L'insicurezza, è definibile, invece, come lo stato d'animo di chi non crede in se stesso e che non ha fiducia nelle proprie possibilità. Essa sta alla base della timidezza, perché non basta avere paura degli altri per essere timidi, ma è necessario pure avere poca fiducia in se stessi.

Il timido è pure insicuro, perché non è tanto la paura della borsettata in faccia a farlo desistere dall'agganciare, ma, proprio il non credere in se stesso. Se la seduzione è il marketing dell'amore, chi non crede nel prodotto che vende, trova difficoltà a venderlo, appunto perché egli stesso non ci crede. 

Inoltre, l'insicurezza spinge a sottovalutare se stessi e a sopravvalutare gli altri( complesso di inferiorità), ponendo l'individuo in quella posizione, che è detta in analisi transazionale, io non sono ok-tu sei ok.

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Da cosa nascono e come sconfiggerle.

Per sconfiggere un nemico, uno stratega deve conoscerlo in tutte le sue sfumature, anche per individuarne i punti deboli. Non è facile liberarsi della propria insicurezza e della propria timidezza. Ci sono casi così gravi che solo un psicoterapeuta può risolvere, almeno in parte.

Per sconfiggere la propria timidezza ed insicurezza, bisogna conoscerne l'origine.

Conoscerne l'origine, però, non basta. Spesso, l'origine della timidezza-insicurezza è data da difetti fisici che compaiono durante l'adolescenza e che danno luogo a complessi di inferiorità( sindrome di Adler).

Ci vuole poco per arrivare a tale risultato: un naso storto, una corporatura esile, un'obesità vistosa oppure  i complessi che nascono in quegli adolescenti che hanno avuto modo di fare confronti con i loro coetanei sulle misure del proprio pene( perché si frequentano piscine, palestre, ecc.) e che finiscono per sentirsi meno virili degli altri, vedendosi sottodotati. 

Altra causa della timidezza è un'educazione troppo rigida e con troppi divieti: il timore reverenziale indiscriminato è solo un'applicazione eccessiva del galateo!!!

Anche avere genitori troppo invadenti e con forte personalità è una causa possibile della timidezza, perché tali genitori non danno modo alla personalità del figlio di svilupparsi ed acquistare la propria autonomia, ma essa rimane succube del genitore e chi è succube, è insicuro, perché è deresponsabilizzato e non sa prendere decisioni da solo che riguardano la sua vita.

Inoltre, ci può essere un'assenza di quelle, che sono chiamate in analisi transazionale le carezze positive , alla base della timidezza-insicurezza. Molti genitori sanno solo rimproverare i figli quando sbagliano, ma non sanno farne le lodi quando fanno bene. Se un figlio va bene a scuola e viene promosso con il massimo dei voti, va lodato, se è in difficoltà a realizzare un suo progetto, che porterà lustro al casato( si sta laureando, sta studiando musica al conservatorio, ecc..), va incoraggiato, sostenuto, incentivato. 

Infine, ci può essere un'eredità "genetica": se i genitori sono timidi, in ambiente familiare trasmetteranno al bebè la loro timidezza.

 

Sarà pure vero che noi siamo per gli altri ciò che ci manifestiamo. Ciò, però, è vero solo nell'età adulta quando l'essere può esplicarsi autonomamente.

La parte iniziale della nostra esistenza, infatti,  vede un'immagine di noi stessi imposta dall'esterno, soprattutto dall'ambiente familiare, che, spesso, nella sua iperprotezione può impedirci di camminare con le nostre gambe. Tale immagine, che noi abbiamo di noi stessi, è un'immagine che non abbiamo creato noi, é un'immagine di dipendenza e di subordinazione: tale immagine viene poi ritrasmessa all'ambiente circostante. Poiché ci è stato impedito di camminare con le nostre gambe, di fronte alle sfide dell'età adulta ci sentiamo claudicanti, in equilibrio precario: ciò è la timidezza e l'insicurezza.

Nuove sfide si presentano sul nostro percorso e cose mai fatte prima devono avere il loro battesimo di fuoco. Il terrore del nuovo, di ciò che si trova dietro l'angolo, ci paralizza, impedendo al nostro percorso evolutivo di dispiegarsi.

Al tempo stesso, ci accorgiamo che l'immagine di noi stessi, che ci è stata imposta dal sistema, non rispecchia ciò che noi realmente ci sentiamo, ciò che realmente sappiamo di essere. Dunque, l'Io reale spinge verso l'esterno per affermarsi sul falso .

Esso è conscio che la Path Dependence atrofizza la sua evoluzione e la sua armonizzazione con l'ambiente circostante, le uniche cose che possono portarlo alla pienezza di se.

Tale forza, la forza dell'essere può essere frustrata dalle cause esterne di cui ho parlato in precedenza ( nasi storti, obesità, ecc.), ma non può essere arrestata se non per le nostre paure infondate, paure infantili, paure che abortiscono il nostro Io profondo, facendoci continuare ad essere quello che non siamo, il bambino impacciato.

Persistere in tale situazione significa condannarsi a non essere ciò che si è e portare sulle proprie spalle il fardello infantile di un Idolum di se stessi imposto dall'esterno.

Tale Idolum fasullo deprime la nostra autostima: esso aveva una ragione di essere nella nostra età infantile, ma, con l'evoluzione della nostra vita verso l'età adulta, esso rimane solo un ingombrante fardello, di cui sbarazzarsi al più presto possibile.

Il nostro vero Io, il nostro cuore pulsante vuole venire alla luce e farci conquistare il nostro posto al sole. Per tale motivo, è importante rimuovere questi legacci, che frenano o, addirittura impediscono, al nostro percorso evolutivo di andare verso la piena autocoscienza di se e del mondo circostante e la realizzazione dei suoi obiettivi vitali.

 

 

Dopo l'individuazione della causa, è importante:

a) riconoscere di essere timidi ed insicuri;

b) documentarsi in modo approfondito sull'argomento;

c) adottare la terapia più adeguata.

 

Bisogna riconoscere di essere timidi ed insicuri senza nascondersi dietro ad un dito, anche perché la diagnosi non è di un male incurabile, ma di qualcosa di cui, accertandone l'esistenza, si è già fatto il primo passo per la cura.

Documentatevi anche da altre fonti oltre questo articolo, leggete libri sulla timidezza, anche per esaminare direttamente i testi di autorevoli psicoterapeuti, professori universitari, che studiano di questi problemi da anni ed anni e che ne sanno, molto, molto più di me. Potete partire dalla bibliografia per, poi, arrivare ad altri autori.

La terapia adeguata deve essere finalizzata ad ottenere obiettivi intermedi: aumentare l'autostima, aumentare le capacità comunicative del soggetto e superare la sua paura di sbagliare e dell'ignoto

Tali obiettivi intermedi, una volta raggiunti, portano alla fine della timidezza-insicurezza.

 

Aumentare l'autostima.

Chi si trova nella poco invidiabile situazione di non essere fidanzato ancora a 30 anni, fa paurosi confronti con altri uomini, che, molto più giovani di lui, hanno femmine a palate. Un tizio così deve sentirsi proprio una cacchina. Sono i confronti impietosi a far crescere i complessi di inferiorità, tanto che uno si dice fra se:" Sono brutto, faccio schifo, sono un vomito vivente, sono un buono a nulla".

Per prima cosa, i confronti sono inutili, perché ognuno ha la sua storia personale.

I risultati degli altri non sono un termine di paragone valido dei propri insuccessi. Arrivare agli stessi livelli di chi è stato solamente più fortunato di noi è sempre possibile!! Basta capire dove fino ad ora si è sbagliato e non persistere nell'errore: solo il persistere nell'errore, il rimanere ancorati al passato è il  fallimento vero e definitivo di un essere umano. Esso è il non migliorare.Nessuno ha più cose di un altro. Non si possono fare confronti tra la propria vita e quella dei propri amici e conoscenti che sono già fidanzati. Non possiedono nulla che uno non possiede. Se loro sono fidanzati è solo perché il percorso della loro esistenza si è svolto in un modo diverso e sono arrivati a certi risultati prima ,perché hanno capito prima come vanno certe cose al mondo. Il differenziale sta solo nel tempo e nei modi in cui ciò è accaduto. C'è chi capisce quello che deve capire a 10 anni, chi a 16, chi a 21, chi a 30, chi a 50 e chi mai. Sono i tempi e le circostanze che fanno l'esistenza di una persona diversa da quelle delle altre. I tempi sono quelli in cui uno dice EUREKA di fronte ad una cosa che non riusciva a capire prima. Le circostanze sono il background, la situazione ambientale, familiare. Il destino di un uomo dipende pure se è nato ricco o se è nato povero, se è nato brutto o se è nato bello. Solo la nascita, infatti, non possiamo cambiarla. Nonostante ciò, io posso nascere povero e brutto, ma nella mia sfortuna, posso arrivare dove mi porta la mia ambizione facendo fiorire il deserto come hanno fatto gli israeliani e, dunque, cambiare il mio destino. La bruttezza è un dato oggettivo limitante, ma se io ci so fare, se mi faccio una posizione nella vita, posso essere brutto come il colera, avrò sempre delle donne che mi verranno dietro!!!

A volte, poi, la bruttezza non è vera bruttezza, ma sciattezza, un pò come il famoso programma Tv, il Brutto Anatroccolo, ci insegna. Inoltre, ci sono difetti fisici che sono facilmente eliminabili come l'essere grassi, che viene risolto facendo una bella dieta( rivolgendosi ad un bravo dietologo e fatta per tutto l'anno, non solo all'approssimarsi dell'estate, perché non servirebbe a nulla!!!), o un naso storto, che un chirurgo plastico sarà ben lieto di raddrizzarvi. E poi, un naso aquilino non è necessariamente qualcosa di brutto, può dare originalità ad un viso. Iinfatti, se cominciamo a guardare le cose da un altro punto di vista, non è che siano poi tanto cattive come le classificavamo in partenza!! L'autostima cresce anche grazie alla cura che si da al proprio look. Se io non sono in grado di autosacrificarmi facendo una dieta per perdere i chili di troppo, come posso pretendere di avere stima di me stesso?

Se esco di casa senza mai pettinarmi, se mi vesto a casaccio come il marito della Befana, ma che razza di uomo sono?

L'autostima è soprattutto volersi bene: pettinatura alla moda, vestiti adeguati, autogratificarsi.

Bisogna piacersi per piacere agli altri: ricordatelo sempre. Il buon venditore è sempre convinto della bontà del prodotto che vende!!!

Inoltre, smettiamola di guardare gli altri dal basso verso l'alto. Accettiamoci per quello che siamo nel bene e nel male e vogliamoci bene. Non esistono dei viventi, padreterni su due zampe e gente speciale. Siamo tutti uguali e diversi allo stesso tempo. Uno può essere più bello e ricco di me, ma può essere meno fornito di me di altre cose, soprattutto quello che ho nella scatola cranica. Poiché nessuno è perfetto, e tutti nascono con qualcosa mancante, dovremmo avere l'onestà di dire che nessuno si può sentire superiore a qualcun altro o inferiore a lui. Solo nell'agire degli uomini si fa la differenza definitiva tra chi ha successo e chi no. In Formula 1 non si può dare la vittoria scontata a chi parte in Pull Position!! E la vita per certi versi è simile alla Formula 1!!!

 

Aumentare le capacità comunicative del soggetto.

Chi è timido, spesso, non è abituato a parlare con disinvoltura. Per farlo sciogliere, a volte, basta che frequenti corsi di dizione e di recitazione a teatro, o che si metta a vendere in coppia enciclopedie nel tempo libero, facendo il rappresentante, o la mamma lo metta a sbrigare gli affari dei clienti nel negozio di famiglia.

Altro limite, non necessariamente legato alla timidezza è la mancanza di argomenti di cui parlare. Avere un pò di cultura in più, può aiutare chi è timido, perché non si troverà mai a corto di argomenti. State attenti, però, agli argomenti da trattare. Togliete dalla lista subito: il sesso, la religione, la politica ed i racconti horror, di malattie e di cose disgustose.

Non credo che serva  farsi una cultura su tali cose  per finire per parlarne con una ragazza che conoscete da poco!! Se ci tenete ad imparare pure tali cose, tenetevele per voi!!!

Molto meglio una cultura del pettegolezzo, dello spettacolo, della moda, insomma, di argomenti leggeri, mondani, da cui attingere per sostenere la conversazione.

 

 

Superare la  paura di sbagliare e dell'ignoto.

Il primo paragrafetto della Versione Beta dice: "Un acchiappatore ha alle sue spalle un certo numero di successi ed un numero molto più grande di insuccessi. Ciò nasce dalla convinzione e dalla constatazione di fatto che ogni arte ha bisogno di un periodo di tirocinio per essere praticata proficuamente: l’uomo medio ha bisogno di esperienza. Tanti tentativi falliti, mancate seduzioni fanno l’uomo esperto di come si maneggia un materiale così friabile ed esplosivo quale é la donna." 

Cosa significa "un numero molto più grande di insuccessi" oppure "ogni arte ha bisogno di un periodo di tirocinio per essere praticata proficuamente"?

Se ci mettete tanto a capire, ve lo dico io: i pali li ho presi pure io e di brutto e sono ancora qui vivo e vegeto!!!    

Se io non facevo pratica a ricevere sorrisini, borsettate in faccia ed ogni altra malignità che può fare una donna che viene agganciata per strada, non avrei imparato mai niente e non potrei trasmettere niente a voi!!!   

Cari timidi-insicuri, il tirocinio sono le figure di merda, le borsettate in faccia, le parolacce. Se non ve la sentite di farlo, è inutile che avete visitato il mio sito, anzi, fate come se non ci foste mai passati!!! 

Le figure di merda sono le fondamenta del vostro futuro successo!!!

E poi, chi se ne frega di quello che dice la gente!!! Stanno sempre a criticare e a giudicare: ma perché non si fanno tutti un pò i cazzi loro?

Poi, certe volte, ma dalla bocca di chi escono certe prediche? Da chi, se avesse dignità, si dovrebbe stare solo zitto. Per questo, agite senza timori. Avete tutto l'appoggio morale e spirituale di V267 e del sito delle acchiappanze!!!   

Il tirocinio del seduttore è come una strana guerra, dove per vincerla si devono perdere le battaglie iniziali. I pali, i rifiuti, le delusioni sono sconfitte strategiche, che servono a calibrare i propri strumenti di seduzione.

Infatti, quando una persona vuole diventare immune ad una malattia, si vaccina.

Il vaccino, però, cosa è? Semplice, è iniettare l'agente patogeno per far ammalare l'individuo con una forma attenuata della malattia, affinché sviluppi gli anticorpi e non se ne ammali in futuro di una forma molto molto più grave.

Un palo, un rifiuto, una delusione in età giovanissima evita forme più gravi in età più adulta. Inoltre, fa sviluppare gli anticorpi, la faccia di bronzo. Spesso, l'insicurezza è solo la paura dell'ignoto, ma io vi insegno a non averne paura: si tratta solo di una vaccinazione.

Che razza di uomini siete se avete paura di farvi una puntura?

Secondo voi, perché mi sono preso la briga di nominare discepoli ed apostoli?

Poi, cosa hanno queste donne che fanno tanta paura? Sono dee immortali? Sono extraterrestri? Mordono? Pungono? Sono velenose? Una, una volta, nel darmi una borsettata ruppe le cinghia della borsa finendo per doverla buttare ed io scoppiai in una fragorosa risata. 

Basta conoscerle per quello che realmente sono per non averne più paura . Infatti, la paura nasce anche da ciò che non si conosce. Come si impara a conoscerlo, si smette pure di temerlo.

Infine, se proprio non ci riuscite, compratevi un amuleto o portatevi appresso un portafortuna.

Si dice che funzioni, ma, in realtà, è solo autosuggestione, una cosa che dovreste imparare a fare da soli su voi stessi con il training autogeno.

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Conclusioni. 

Questo mio lavoro vuole essere solo un punto di partenza per aiutarvi a superare il vostro problema, ma la dove esso dovesse essere particolarmente intrigato e pernicioso, rivolgetevi con fiducia ad un buon psicoterapeuta, che saprà come indirizzarvi, applicando la giusta psicoterapia.

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L'articolo comparso su Il Mattino di Napoli il 14 agosto 2001

 

Timidezza. Armi fatali. L'imbranato cucca.

 

Le mie osservazioni.

 

 

 

Timidezza

Armi fatali. L'imbranato cucca.

di Bruno Abbisogno

 

IL MASCHIO? Quest'anno, dicono seduce con la timidezza e la noncuranza. Il proclama arriva da un settimanale tedesco che consiglia pure di recarsi in Italia dove << gli uomini sono particolarmente attraenti per la loro dolcezza >>. Tuttimuscoli non unitevi: c'è il rischio di andare in bianco, almeno con le tedesche. Ci crederete? A confermarlo arriva l'immancabile Willy Pasini e l'inevitabile portale personale:<< la timidezza ha un fattore di seduzione superiore a qualsiasi altra arma>>. Avances femminili assicurate grazie all'improvviso rossore, imbarazzo o addirittura fuga da incontro troppo stressante.

Addio approcci diretti e, secondo i sessuologi, non importa che l'atteggiamento <<sia reale>>: basta che il maschio appaia insicuro.

Secondo le 500 donne interpellate via Internet ecco la classifica delle componenti vincenti: timidezza(98%), noncuranza(87), delicatezza(85), stimolo intellettuale(82), sensibilità(79) persino goffaggine(75), altre ed eventuali. Crollano ricchezza(48), machismo(46) e gallismo(45). La conferma vip? Stavolta tocca ad Eva Erzigova:<< Il maschio italiano è pericoloso quando è particolarmente maldestro. Ci caschiamo tutte>>. Provare per credere, se la incontrate. Maria De Filippi concorda: <<Quelli troppo sicuri di sè, vanno bene per i film. I timidi ti entrano dentro e ci caschi>>. Parola a Serenella Salomoni, ennesima sessuologa: <<La timidezza è un potente afrodisiaco, la noncuranza stimola il senso di dipendenza delle donne che, al contrario, si sono fatte più aggressive trasformandosi in cacciatrici>>. Tanto che qualcuno subito ne approfitta e conia il termine pappagalla: <<Il vocabolario nasce- spiega il gestore di un locale dell'isola d'Elba- da un episodio avvenuto al Portoferrario: due ragazze italiane se le sono date di santa ragione per portarsi in discoteca un biondino tedesco>>. Non passerà alla storia, ma serve.

Uomo-donna cambia qualcosa? Forse l'invidia del pene si è trasformata in quella del pane, nella battaglia sociale tra lavoro, successo e denaro. Insomma, i ruoli più simili nel sociale per valori culturali unisex, nell'unica specie che poi fa l'amore non solo per procreare.

Anzi, quello è un handicap, mentre nel regno animale rappresenterebbe un imperdonabile fallimento. Paradossi tra natura e società e l'attesa per la stagione giusta, diventa allora solo quella alimentata dai mass media. Estate? Tempo di acchiappanza, il ciclo è mediatico, non naturale.

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Le mie osservazioni

Qualcuno nel leggere questo articolo potrà pensare che in esso c'è la sconfessione della mia Scienza. Per prima cosa, quando io parlo di sicurezza di sè, io non parlo di machismo, ma di trovare un equilibrio con se stessi, che ci faccia stare bene con noi stessi ed a nostro agio in mezzo agli altri.

C'è un'enorme differenza tra l'essere sicuri di se e il mito del killer. Il mito del killer, del macho irresistibile, fa diventare l'individuo troppo sicuro di se e questo lo fa essere troppo temerario, troppo avventato, troppo sbilanciato con il prossimo.

Ciò spaventa gli altri, soprattutto le donne, perché vedono nel comportamento di un simile soggetto la mancanza di introspezione, di saggezza, di avvedutezza.

Essere coraggiosi e temerari va anche bene, ma bisogna sempre valutare le situazioni per quello che realmente sono.

Essere timidi significa essere spesso troppo pessimisti, ma essere troppo sicuri di se significa essere troppo ottimisti. Come potete capire, ne l'essere pessimista ne l'essere troppo ottimista va bene, perché entrambe le visioni psicologiche del mondo sono distorte.

A noi interessa la verità, la realtà dei fatti. Dunque, la giusta dimensione è una sicurezza di se che non ha abbandonato del tutto qualche tantino di insicurezza e di incertezza, quel tantino che, di fronte a situazioni non tanto facili da capire, ci faccia fermare un attimo a riflettere per decidere sul da farsi.

Per quanto riguarda, poi, la questione timidezza, così come è presentata da Bruno Abbisogno, non possiamo, alla luce di quanto scritto nel mio sito, chiamare timidezza, quello che, in realtà, è solo una parvenza di inoffensività, che secondo il sondaggio attrarrebbe le donne. Nel mio sito la timidezza è un fenomeno patologico, un disturbo della personalità, diciamo che è la timidezza cattiva, quella che blocca e che fa perdere occasioni d'oro.

Nell'articolo, invece, si parla di una timidezza buona, quel grado di introversione, che ciascuno di noi conserva, pur essendo sicuro di se, quel livello di chiusura della propria personalità verso gli altri, il senso del pudore, la vergogna.

Se andiamo a guardare gli altri requisiti del sondaggio, ci accorgiamo che si tratta della parvenza di inoffensività quella qualità del maschio italiano, che fotterebbe le straniere.

L'uomo che sembra inoffensivo attrae le prede a se come quei pesci, che restano immobili sul fondale marino e che con uno scatto fulmineo fanno un solo boccone non appena la preda si porta nei pressi della bocca.

Per tale motivo, l'articolo di cui sopra non è un consiglio ad essere timidi, ma a recitare la parte del timido, dell'imbranato, del lupo che si veste da pecora per sembrare innocuo come una tigre senza denti e senza artigli: tanto, dopo, c'è tutto il tempo per cacciare fuori denti ed artigli.

Ciò non sconfessa la mia Scienza, ma la chiarisce ulteriormente. Noi non parliamo di veri timidi, ma di finti tonti, di persone che cuccano perché fanno gli scemi per non andare in guerra. Gli scemi veri, i timidi veri, non cuccano, perché si bloccano.

È il finto timido, che cucca, perché lascia che siano le donne a fare la corte a lui, visto che come ho detto nei nostri tempi i ruoli si stanno rovesciando.

Per concludere, non sempre un simile gioco va bene. L'uomo in questione deve avere già il suo livello di attrattività, deve essere già bonazzo. Non credo che uno un pò bruttino o troppo ordinario concluda qualcosa  facendo il timido: già le donne non lo notano, uno finisce di non farsi notare, non lo so se mi spiego.

Il punto è come farsi notare: in soccorso viene l'aggancio che non sembra un aggancio e la seduzione che non sembra una vera seduzione ed il gioco è fatto.

Infatti, si rientra così in quanto detto nell'articolo di Bruno Abbisogno: insomma, si tratta di creare un cavallo di Troia.

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La timidezza non è sempre un male  

In una recente E-mail ad un utente, ho sintetizzato bene quale è la mia reale opinione sulla Timidezza. Ho scritto in questi termini:

"[...]essere timidi diventa uno svantaggio quando la nostra vita diventa la FIERA DELLE OCCASIONI PERSE.
La prima idea che balena per la testa di fare quando si è timidi è quella di passare dall'IMMOBILISMO alla IPERATTIVITA'.
Così facendo, però, la gente prende le distanze da noi, perché risultiamo essere un tantino "aggressivi" e troppo "sfacciati", oltre che diventare iperloquaci, finendo così per giocare a carte scoperte, quando, invece, è "alimentando il MISTERO" che si raggiungono dei risultati.
E' facile scoprire che si era più attraenti nella versione precedente, quella in cui stavamo troppo sulle nostre, forse, proprio perché la misteriosità ci rendeva più affascinanti.
Il problema precedente, infatti, era solo COME FARE IN MODO CHE QUESTA MISTERIOSITA' PORTI AD UN RISULTATO e non ad uno sconvolgimento di un MODO DI ESSERE, che era di per se sulla giusta strada.
Con ciò non voglio fare l'Elogio della Timidezza, ma farti notare che "essere timidi non è un male", la Timidezza diventa un male quando trasforma la nostra esistenza in un susseguirsi di "occasioni mancate".
Il TIMIDO SEDUCE, ma quando la sua Timidezza lo fa apparire una persona riservata e misteriosa, non quando lo blocca nei rapporti interpersonali.
Insomma, se vuoi che una persona si accorga della tua esistenza ci devi socializzare.
Il problema, però, è QUANDO CI AVRO' SOCIALIZZATO, FINO A CHE PUNTO MI DEVO APRIRE?
I Timidi, perché non sono abituati ad aprirsi agli altri, tendono a passare dal loro SOLITO MUTISMO alla FUGA DI NOTIZIE INCONTROLLATA, rendendosi ridicoli, criticabili e scontati a chi li ascolta.
Come diceva Casanova, ci deve essere un CONTROLLO DELLE INFORMAZIONI IN USCITA, cioé FAR SAPERE DI SE solo CIO' CHE E' UTILE AI FINI DEL RAGGIUNGIMENTO DI UN OBIETTIVO.
Vedi, l'errore dei chiacchieroni è di parlare di TUTTO pur di parlare.
Invece, la COMUNICAZIONE è solo un MEZZO per arrivare ad uno SCOPO.
A volte, quando si è Timidi e ci si sforza di aprirsi, perché si ha paura di essere invisibili, di non essere notati, si comincia a parlare per METTERSI IN EVIDENZA e si finisce per dire COSE CONTROPRODUCENTI al fine del Raggiungimento di un OBIETTIVO.
Insomma, ci si trasforma in chiacchieroni.
Il Timido finisce per parafrasare Cartesio: "Parlo, dunque ESISTO".
Lo fa in buona fede, convinto che così si faccia per attirare l'attenzione delle persone su di se.
Il guaio è che non stiamo a TEATRO, dove l'attore si chiama il pubblico dicendo la sua battuta.
In effetti, si seduce chiamandosi il pubblico, proprio come fanno gli attori, ma non raccontando di se, bensì DICENDO LE COSE CHE SI SA FANNO PIACERE AL PUBBLICO SENTIRE. 
Insomma, le polemiche, i racconti autobiografici, le discussioni inutili sono roba da depressi rompicoglioni, da politici, da gente che non ha meglio da fare che pettegolare.........
Il PUBBLICO si AMMAESTRA, dicendogli le cose che gli piace sentire o, meglio ancora, LASCIANDOGLI DIRE LE COSE CHE GLI PIACCIONO DIRE.
Pertanto, la cosa più magica che c'è non è la Risposta, ma la DOMANDA.
La Domanda è come la MANO SULLA CULLA, quella che comanda il mondo.
Non è importante la Risposta, ma la Domanda, perché la Domanda si chiama la Risposta e la Risposta un'altra Domanda, fino a quando un MONDO DIVERSO DAL TUO si è
dischiuso davanti ai tuoi occhi.
Sedurre è come violare un sistema altrui, risalendo prima all'USERID (se non lo si conosce) e, poi, alla PASSWORD. E quando hai conosciuto la Password, ci puoi fare quello che vuoi, perché sai COME SPINGERE UNA PERSONA IN UNA CERTA DIREZIONE al fine che FACCIA ALLA FINE DETERMINATE COSE CON TE [...]
".

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Bibliografia.

 

-Claire Pinson, Come vincere la timidezza e l'insicurezza, De Vecchi Editore.

-Gianni Gargione, La seduzione, La Fregrea Libri,1998.

-Laurent Genain, Martine Lerond, Guida all'analisi transazionale, De Vecchi Editore.

-Dispense dell'Istituto Sociopsicologico della dottoressa Romina Bellandi di S. Daniele del Friuli: -Corso di sviluppo psichico.

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